Quando, durante il suo famoso Viaggio in Italia, il celebre scrittore e poeta tedesco Johan Wolfgang Goethe si reca in Sicilia, da Catania, sulla via per Messina, decide di passare l’intera giornata di lunedì 7 maggio 1787 a Taormina, dove rimane talmente affascinato dal Teatro Antico e dal suggestivo panorama da scrivere nel suo diario di viaggio di trovarsi di fronte a“ immane opera di natura e di arte” e “che forse mai il pubblico di un teatro si vide davanti qualcosa di simile”.

Dopo Goethe, Taormina, nella sua veste di borgo medievale, di cittadina incantevole, di località dalla temperatura dolce e mite, nella seconda metà dell’ottocento viene scoperta dai tedeschi (il pittore Otto Geleng e il fotografo Willhelm Von Gloeden il cui studio fotografico era frequentato da artisti, letterati, sovrani, uomini dell’alta finanza) cui si aggiungeranno inglesi, francesi e americani che cominciano anche a soggiornarvi, attratti dalla bellezza dei paesaggi e dalla salubrità del clima.

Ed è proprio l’800 che lascia in eredità al nuovo secolo una grande scoperta: il cinema che, proprio alla fine del 1800, inizia la sua lunga e affascinate avventura.

E’ quindi interessante cercare di individuare come il Cinema si sia accostato ai paesaggi di Taormina, così realisticamente belli e suggestivi da sembrare addirittura falsi, cartolineschi, inventati e quindi adattissimi come sfondo e ambientazione di film che sono sempre un mix di sogno e realtà.

I primi ad accostarsi a Taormina furono i pionieri del cinema che vi girarono dei documentari (ad esempio, la Milano Films che nel 1910 gira un film “dal vero” intitolato Taormina). Per i film a soggetto bisogna aspettare il 1919 quando il regista francese Louis Mercaton vi ambienta interamente il drammatico L’appel du sang (Il richiamo del sangue). Il primo film italiano girato a Taormina è del 1921: Senza amore di Arnaldo Frateili.

I “topoi” che hanno caratterizzato la Perla dello Jonio vi sono praticamente tutti, dal Teatro Greco all’azzurro mare, in cui Taormina è vista sempre come ispiratrice di amore.

Nel dopoguerra, Taormina compare in alcuni film di carattere drammatico-avventuroso: nel 1948 un altro Il richiamo del sangue di Ladislao Vajda; nel 1954 l’avventuroso Non vogliamo morire del messinese Oreste Palella; nel 1955 Agguato sul mare del palermitano Pino Mercanti che riprende il mito di Glauco e Scilla.

Taormina in quegli anni comincia ad essere ben presente anche nell’ambito del panorama del cinema internazionale.

Il Teatro Antico, che aveva ospitato le commedie e le tragedie dei Greci e successivamente i giochi circensi dei Romani, comincia a rivivere una nuova vita nel dopoguerra con una serie di spettacoli (teatrali e musicali) grazie alla Rassegna Cinematografica Internazionale, oggi Taormina Arte.

Nel 1951, vengono girate a Taormina le scene finali de L’immagine meravigliosa (http://youtu.be/cHP9bX7xWjQ ) diretto da Richard Brooks. Dopo questo film americano ben 5 film di produzione tedesca.

Ma l’Italia non sta a guardare. Taormina è diventata un centro internazionale ed il cinema italiano non può certo trascurarla. Ed ecco che nel 1959 Mario Mattoli dirige Tipi da spiaggia (http://youtu.be/MK19jGyP5_w ), un film divertente con Ugo Tognazzi, Lauretta Masiero, Johnny Dorelli, interamente girato a Taormina e sulle spiagge di Mazzarò. L’anno dopo, poi, Giorgio Bianchi dirige il simpatico e divertente Intrigo a Taormina (http://youtu.be/9yDphzf1_uQ  ) con Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gino Cervi e Sylva Koscina.

Insomma, tranne qualche eccezione il filone sentimentale, le spiagge ben frequentate, le belle e disinibite ragazze (straniere e non), gli amanti “latini” sono le tematiche che emergono in quegli anni, coinvolgendo inevitabilmente anche una località come Taormina.

Oltre a questi film, in cui la presenza di Taormina è significativa, vi sono poi quelli che vi si svolgono solo in parte. Ad esempio, Divorzio all’italiana (http://youtu.be/IPHQCvo0CIo ) (1961) di Pietro Germi, in cui la scena del duplice omicidio si svolge su un’altura di Taormina da cui si può ammirare sullo sfondo lo splendido panorama del mare di Isola Bella. E, pure, un capolavoro come L’Avventura (http://youtu.be/t2OfYYzqqAk ) (1960) di Michelangelo Antonioni, un film tutto basato sugli stati d’animo, le emozioni e l’interiorità dei personaggi alla ricerca della loro identità  e che, come scrisse Leonardo Sciascia, ”corre dall’isola di Panarea a Noto e a Taormina come su un tapis roulant “ in cui la Sicilia “ha incidenza soltanto figurativa e non di contenuto”.

Brevi sequenze si trovano poi in tanti altri film da L’arte di arrangiarsi (1954) di Luigi Zampa a Made in Italy (http://youtu.be/Dlt-BgwBa3E ) (1965) di Nanni Loi, da Dongiovanni in Sicilia (1967) di Alberto Lattuada a Il Padrino III  (http://youtu.be/vl_HdiJFrmc ) (1990) di Francis Ford Coppola, da Johnny Stecchino  (1991) di Roberto Benigni a  My dear Aphrodite (http://youtu.be/BQzwvfJKN9g )(1995) di Woody Allen.

Un discorso a parte meritano invece altri film in cui la presenza di Taormina è molto più consistente e significativa, da L’altro piatto della bilancia (1972) di Mario Colucci (incentrato sul “caso Izoard” verificatosi a Isola Bella) a Il piccolo diavolo (http://youtu.be/rT2pmnAa3-Y )(1988) di Roberto Benigni la cui seconda parte è interamente girata a Taormina (con l’Hotel San Domenico e vari scorci del Corso Umberto e della Villa Comunale); da Le Grand Bleu (1988) di Luc Besson in cui due grandi campioni di immersioni in apnea si affrontano nel campionato mondiale che si svolge a Taormina (di cui si vedono numerosi scorci, oltre al famoso Hotel San Domenico, l’Hotel Capotaormina, il Corso Umberto, Piazza Duomo con la fontana, la Torre dell’Orologio e la ViIla Comunale) a Grande, Grosso e Verdone (http://www.youtube.com/watch?v=469PBPJlOtE&feature=plcp ) di e con Carlo Verdone in cui, nel terzo episodio, il “coatto” si fa notare nel lussuosissimo ambiente dell’Hotel San Domenico ed in altre sequenze sul Corso Umberto.

Da ricordare anche Un amore di Gide (2008) di Diego Ronsisvalle : il film ricostruisce la particolare atmosfera degli anni ‘50, caratterizzati dalla presenza di noti intellettuali come gli scrittori Andre Gide e Truman Capote, il regista Jean Cocteau e l’attore Jean Marais, il coreografo Jack Dunphy e la collezionista d’arte Peggy Guggenheim fra tanti.

Giunti alla fine di questo excursus storico è possibile tirare delle conclusioni: Taormina è stata rappresentata nel Cinema come entità fisica, luogo di incontri, di celebrazioni, di grandi spettacoli all’aperto, di visioni di film e, nel contempo set privilegiato dalla natura che ha fatto da sfondo e ambientazione dei sogni che si svolgono sullo schermo. Realtà e fantasia, storia e leggenda, attualità e mito, il tutto fuso in un’idea che ha i contorni sfumati e fiabeschi eppure realistici della descrizione di Goethe con cui abbiamo iniziato e a cui ora ritorniamo: “A destra, sopra rupi elevate, sorgono del fortilizi; laggiù in basso la città. Lo sguardo abbraccio inoltre tutta la sciena montuosa dell’Etna, a sinistra la spiaggia fino a Catania, anzi fino a Siracusa. L’enorme vulcano fumante conchiude il quadro sterminato, ma senza crudezza, perché i vapori dell’atmosfera lo fanno apparire più lontano e più grazioso che non sia in realtà. Se poi da questo spettacolo si volge l’occhio ai corridoi costruiti alle spalle degli spettatori, ecco a sinistra tutte le pareti della roccia e, fra queste e il mare, la via che serpeggia fino a Messina e gruppi e ammassi di scogli nello stesso mare. E la costa della Calabria nell’ultimo sfondo che solo spiando attentamente si discerne fra le nubi che si innalzano dolcemente” (Johan Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)